Il Natale è alle porte.
Questa settimana, per qualche giorno, metto da parte pennelli e colori (almeno quelli per le icone) e mi dedico alla realizzazione del presepe (altri pennelli, altri colori, altri materiali, tanta confusione che, alla fine, come per magia, sparisce); da quando è arrivato mio nipote, poi, devo farlo veramente bene, anche perché ogni anno aggiunge richieste alla «lista» del progetto: il ruscello (naturalmente non di stagnola, ma con la sommersa), la fontana, i pesci, le palme, i topolini e i gatti (così lui si diverte a nasconderli e a spostarli), i personaggi standard, gli angeli, greggi di vari formati e… le cacche delle pecore.
Benvenuto in questo blog, nato per chi ama le icone, per chi vorrebbe conoscerle (chi parte da zero e chi ne è già stato conquistato), per chi vorrebbe condividere un tempo di preghiera davanti all'icona e per chi avrebbe il desiderio di arrivare a "scriverne" una... e poi tante altre.
sabato 17 dicembre 2016
giovedì 1 dicembre 2016
«Sankir’: un Dio impastato di fango»
Senza Incarnazione non c’è iconografia, ma non c’è nemmeno il cristiano:
lunedì 7 novembre 2016
«Portatori sani di nimbo dorato/2: quando la professione diventa dedizione»
Ed eccoci alla puntata numero due relativamente alle memorie liturgiche del 1 novembre.Dicevo, la volta scorsa, che, nelle Chiese d’Oriente, in questa data si fa memoria dei santi Cosma e Damiano, che la tradizione ricorda come fratelli gemelli, impegnati nella professione medica con una dedizione fuori dal comune e morti martiri sotto Diocleziano, nel 287 circa. Il loro culto era già molto diffuso nel VI secolo e, a tutt’oggi, sono venerati come patroni di medici, chirurghi, infermieri e farmacisti.
Dipinsi («scrissi»… per i palati degli iconografi più fini) questa icona per la prima volta pochi giorni dopo essere stata dimessa dall’ospedale, come segno di ringraziamento e a protezione di coloro alle cui cure mi ero/ero stata affidata.
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